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Come coltivare orchidee come Oncidium, Brassia e Miltonia

Oggi parliamo di un piccolo gruppo di orchidee che pur essendo abbastanza diverse tra di loro, necessitano delle stesse cure, semplici ma fondamentali.

Conosciamole

Queste piante appartengono alla vastissima famiglia delle Orchideaceae un numeroso gruppo di piante che si distribuisce in moltissimi areali del nostro pianeta, dalle foreste tropicali, ai boschi temperati.

In generale è molto importante conoscere il luogo di origine della specie che decidiamo di coltivare, in modo da avere già un’idea di come dovremo curarla.

Sono originarie del Sud America e vivono aggrappate a rocce o più frequentemente ad alberi.

Un bellissimo gruppo di Oncidium

La scelta della pianta

Scegliere l’esemplare giusto all’acquisto è la prima mossa per avere una pianta in salute: optiamo quindi per le piante con ancora alcuni fiori chiusi, con un fogliame sano e che non abbiano il terriccio fradicio e nemmeno una crosticina di calcare o muffa in superficie. Se vi è possibile guardate anche il vaso dalla parte inferiore in modo da capire se le radici che fuoriescono sono marce o molto danneggiate, in quel caso evitate l’acquisto.

La mia esperienza da “salvatore di piante in condizioni disperate” mi ha insegnato che le orchidee in particolare decadono facilmente dopo la fioritura ed è complicato recuperarle, perché quando iniziano a mostrare segnali di stress solitamente sono già sofferenti da diverso tempo.

Quando arriviamo a casa

Ecco! finalmente abbiamo portato a casa la nostra orchidea, magari presa d’impulso perché ci ha catturato con i suoi colori esotici o con le sue forme stravaganti, oppure ci è stata portata in dono, magari tutta bella confezionata, starà sicuramente bene nell’ingress… STOP!

Non facciamoci trasportare troppo, quando un’orchidea entra in casa la prima cosa da fare per me è toglierla dalla confezione, anche se molto bella, soffoca le radici in men che non si dica. Le radici di queste piante infatti devono respirare, ricordiamoci che in natura vivono attaccate agli alberi con le radici esposte all’aria continuamente. Se proprio non tollerate il vaso in plastica (giustamente) optate per un porta vaso in ceramica o terracotta, mettendo però qualche sassolino sul fondo in modo da sollevare un po’ il vaso dal fondo e preoccupiamoci di praticare qualche foro laterale nel vasetto in plastica in modo da favorire la respirazione delle radici.

La seconda cosa da fare è scegliere la posizione: evitate gli ingressi e le zone con correnti d’aria perché potrebbero far cadere i fiori precocemente o peggio ancora indebolire la pianta. Evitate anche i luoghi bui o troppo freddi ,mettetele vicino ad una finestra (ma lontano dai caloriferi), una vetrata, un lucernario, in modo che in inverno possano prendere un paio di ore di luce diretta e molta luce diffusa, mentre in estate tenetele in ambienti fortemente illuminati, ma mai al sole diretto.

Il mio bellissimo Oncidium che si accinge a fiorire. Mi è stato affidato in condizioni pietose un anno fa, le radici erano marce e il resto della pianta stava facendo la stessa fine.

Coltivazione e cure

Dopo aver posizionato la nostra pianta nel posto più adatto cosa dobbiamo fare? Bé innanzitutto godiamoci la fioritura, nel frattempo possiamo pulire settimanalmente le foglie dalla polvere con un panno appena umido, cercando di usare acqua piovana, distillata o di bottiglia, a patto che non sia un’acqua molto dura ( l’acqua S.Anna è ottima a questo scopo) o quella del depuratore a osmosi inversa se lo avete. Vi consiglio anche di nebulizzare un po’ d’acqua sulle foglie tutti i giorni, sempre utilizzando acque non dure come detto sopra.

Per quanto riguarda l’irrigazione regolatevi così: aspettate che il terriccio sia sempre ben asciutto, non abbiate paura di farle morire di sete, visto che in quei rigonfiamenti da dove partono le foglie (si chiamano pseudobulbi) si immagazzina l’acqua, non datevi cadenze giornaliere o settimanali, la pianta non è detto che abbia sete ogni sette giorni esatti, rischiate solo di dare troppa o poca acqua (ma più probabilmente troppa).

La tecnica che uso per innaffiare è la seguente: mettete la pianta in una bacinella e riempite lentamente con acqua non dura e a temperatura ambiente finché questa non arriverà all’orlo del vaso. Lasciate la pianta in ammollo per dieci minuti e poi lasciatela scolare per altri dieci minuti nel lavandino, dopo di che riponetela nel suo porta vaso o sottovaso, accertandovi che non si formino ristagni.

Gli pseudobulbi del mio Oncidium e alcune radici “ribelli” che nebulizzo insieme alle foglie.

Dopo la fioritura

La fioritura della nostra orchidea è finita, adesso cosa facciamo?

Se abbiamo fatto tutto come si deve la pianta entrerà in una specie di riposo, dove necessiterà di meno acqua e un clima leggermente più fresco se possibile.

 

 

Rinvaso

Solitamente leggo che le orchidee vanno rinvasate il meno possibile e questo è vero, ma ritengo che i terricci utilizzati dai vivai siano difficili da gestire e che presto o tardi portino alla morte della pianta, per questo dopo una decina di giorni dalla fioritura consiglio sempre di fare un rinvaso.

Come detto in precedenza le radici delle orchidee necessitano di molta aria (alcuni dicono anche di luce, ma non è obbligatorio a mio parere), quindi dovremo ricreare un substrato migliore di quello in cui sono cresciute fino ad ora.

Innaffiate la pianta prima di svasarla, in modo da rendere le radici più morbide ed elastiche, estraetela dal vaso con cura e successivamente eliminate tutto il substrato, tagliate con una lama affilata e disinfettata le radici mollicce o vuote e infine passate sulle ferite una goccia di acqua ossigenata o della cannella in povere.

Per il substrato ho fatto davvero moltissimi esperimenti, ispirandomi a diversi modi di coltivare queste piante, ognuno ha i suoi pregi e difetti, ma tutti cercano di rendere arieggiato il più possibile il substrato. Qui sotto vi riporto le mia esperienza con diverse miscele:

Corteccia (Bark): la corteccia sicuramente è il materiale che più si avvicina al substrato in cui cresce la pianta in natura, prima di essere utilizzata va però fatta bollire in acqua per disinfettarla ed eliminare le resine, in più va ridotta in pezzetti di qualche centimetro. L’inconveniente principale è che dopo qualche anno la corteccia potrebbe marcire e il rinvaso andrà ripetuto, quindi viene accoppiata di solito ad alti materiali inerti come qui: Substrato a base di Corteccia

Sfagno: Lo sfagno è un muschio molto grosso e ha la capacità di assorbire molta acqua e accoppiato ad altri materiali inerti come l’argilla espansa è ottimo poiché ha proprietà disinfettanti, ma bisogna stare attenti a non innaffiare troppo o potrebbe far marcire le radici. Qui ne trovate un esempio.

Argilla espansa: La classica che si usa in idrocoltura, la utilizzo per le mie Phalaenopsis ma va bene anche per queste orchidee, l’unico inconveniente è che essendo molto leggera tende a galleggiare e andare ovunque quando innaffiate. La trovate Qui

Carbone: Si, il carbone, la carbonella per il barbecue per intenderci! Il mio Oncidium e la mia Miltassia “royal robe” sono coltivate in un mix di poco sfagno e carbonella e si trovano divinamente! Prima va lavata e fatta a pezzi più piccoli, poi è subito pronta da utilizzare, penso che sia ideale per queste orchidee e molto economica.

La mia Miltassia “royal robe” coltivata in sfagno, carbone e un pezzetto di corteccia caduto lì casualmente.

Quale vaso utilizziamo per il rinvaso? Il vaso che ci occorre deve essere di poco più grande di quello precedente e dovrà essere in terracotta come quelli che vedete nelle foto o in plastica come questo, in alternativa potete usare vasi comuni opportunamente forati in modo da permettere il ricambio d’aria o meglio ancora riutilizzare i cestini che contengono la ricotta.

Malattie

Se seguirete i consigli che vi ho dato fino ad ora non dovreste avere problemi, ma si sa, qualche errore può capitare, quindi ecco i problemi più comuni:

I fiori cadono dopo pochissimo tempo: avete fatto prendere un colpo d’aria alla pianta, magari durante il trasporto e lei se n’è risentita, oppure avete preso un esemplare già fiorito da tempo.

Le foglie presentano delle ustioni: troppo sole o troppo caldo, spostate la pianta in un luogo più adatto.

Le foglie cadono improvvisamente: controllate di non dare troppa acqua.

Dopo la fioritura gli pseudobulbi più vecchi seccano lentamente e gli altri raggrinziscono un po’: è normale, la pianta è entrata in riposo, mettetela in un luogo leggermente più fresco se potete, ma mai sotto i 15°C e innaffiate meno frequentemente.

Le radici sono molli e si sfaldano: avete dato troppa acqua, pulite bene dalle parti marce e mettete la pianta in sfagno puro tenuto leggermente umido.

Conclusione

Oggi ho cercato di spiegare in maniera semplice ma articolata come prendersi cura di queste orchidee, seguendo i miei consigli dopo un anno vedrete la votra pianta cresciuta, avrà prodotto nuovi pseudobulbi e da quelli più vecchi spunterà un nuovo stelo che potrete vedere crescere e fiorire, Buona coltivazione!

Dettaglio fioritura Oncidium
Nuovo stelo di Miltassia

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