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Coltivare il fico d’india nano

Coltivare il fico d’india nano

Opuntia compressa / Opuntia humifusa (Cactaceae)

Il fico d’india nano è originario del Nord America e deve il suo nome alla somiglianza che ha con il fico d’india e alle dimensioni contenute rispetto al cugino famoso per i frutti commestibili.

Portamento e caratteristiche

Oltre che per le dimensioni, questo cactus si differenzia dal fico d’india classico anche per il portamento, infatti Opuntia compressa ha un portamento strisciante, con i cladodi (pale) che si sviluppano appoggiandosi al suolo, andando a formare così un tappeto che si espande con il tempo. L’altezza di questa pianta difficilmente supera i 20 cm dal momento che lo sviluppo avviene principalmente in larghezza. In primavera all’estremità dei cladodi, possono formarsi diversi fiori di colore giallo acceso, che misurano anche 5 cm di diametro. Dalle areole possono formarsi spine di un paio di centimetri, solitamente però troviamo molte spine microscopiche che possono diventare molto fastidiose se si conficcano nella pelle. Viene utilizzato come pianta ricadente in vasi o cassette, oppure come pianta da bordura o tappezzante in piena terra.

Clima ed esposizione

Abbiamo a che fare con una pianta rustica, che si adatta bene a diverse condizioni di luminosità, da però il meglio di sé quando viene esposta al sole diretto da mattina a sera, favorendo così anche la fioritura nell’anno successivo. In estate sopporta bene le alte temperature, mentre in inverno necessita di un clima più fresco, dal momento che entra in riposo vegetativo. Durante la stagione fredda, se il terreno è asciutto sopporta bene temperature anche di diversi gradi sotto lo zero, nel caso di terreno leggermente umido sopporta comunque temperature fino a -5°C, rendendo così possibile anche la coltivazione in piena terra in diverse aree del Nord Italia.

Terreno e rinvaso

Ama i terreni aridi, sassosi, sabbiosi o argillosi, a patto che abbiano un ottimo scolo delle acque in eccesso, in vaso possiamo invece utilizzare torba di sfagno unita a lapillo vulcanico e perlite. Il rinvaso va effettuato in marzo, solamente se la pianta ha occupato tutto il vaso con le proprie radici. Per migliorare lo sviluppo uniamo al terreno del rinvaso anche una piccola parte di cornunghia, in modo da favorire la crescita e prolungare il periodo fra un travaso e l’altro.

Irrigazione

Per avere risultati migliori consiglio di innaffiare senza eccedere quando il terreno è completamente asciutto da un paio di giorni, sia in vaso che in piena terra.

Concimazione

La concimazione va effettuata ogni due settimane da marzo a luglio, utilizzando un concime per piante grasse in dose dimezzata rispetto a quanto riportato sulla confezione.

Potatura

A inizio primavera limitatevi ad eliminare i cladodi secchi o danneggiati.

Moltiplicazione

La moltiplicazione è molto semplice e avviene per talea: è sufficiente staccare un cladodio ruotandolo delicatamente e successivamente adagiandolo in posizione orizzontale in un vaso riempito con un substrato di torba e perlite che andrà tenuto leggermente umido fino alla comparsa delle radici.

Malattie

Se tenuta in ambienti troppo umidi o poco luminosi può essere soggetta a marciumi, evitiamo quindi di lasciare acqua nel sottovaso per più di un paio d’ore. Se troviamo attorno alle radici o sui cladodi dei pallini bianchi e lanuginosi invece ci troviamo davanti alla cocciniglia, per la quale serve un trattamento specifico.

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